Storia e tradizioniSpongada

L’origine del nome“spongàda”

3 maggio 2018

La spongàda, dolce della Pasqua, trae il suo nome dal tardo latino spongia in riferimento alla sua consistenza spugnosa e morbida (medesimo radicale all’origine del travertino sponga).
Il legame col periodo pasquale è legato alla presenza nella ricetta delle uova, elemento che da sempre simboleggia la vita nel suo rigenerarsi. Diffusa in tutta la Valle Camonica essa presenta diverse varianti nella ricetta, nella forma e nelle possibilità d’abbinamento con altre pietanze.
Costituite da ingredienti semplici e poveri – quali: farina di frumento, uova, latte, zucchero, burro, sale e lievito – le spongàde, secondo la tradizione, possono essere segnate in superficie con una incisione a forma di croce, pennellate con della chiara d’uovo, cosparse da semi d’anice e cumino o ornate con foglie d’ulivo benedetto. Gesti e consuetudini che affondano la loro origine in un mondo contadino caratterizzato da una profonda fede cristiana sorta sulle vestigia di credenze pagane non ancora totalmente tramontate.
Il termine spongàda, presente nei vocabolari di lingua italiana, viene spiegato come “dolce di forma bassa e rotonda a base di miele, frutta secca, marzapane e canditi”. Nel vocabolario Bresciano-Italiano del Melchiori, del 1817 alla voce spongada si legge: “ Focaccia, schiacciata, berlingotto. Pasta nota”.
E’ importante sottolineare come pur essendo indicata comunemente quale dolce pasquale, la spongàda sia protagonista della tavola povera camuna in occasione del gabinàt, delle sagre e di molti rinfreschi e momenti di festa paesana.
Importante è sottolineare la sua presenza nei rituali inerenti i momenti di dono caratterizzanti il tempo del passaggio, transizione ad una nuova situazione più fertile e benefica di quella lasciata alle spalle.
Curioso il suo abbinamento col il salame di puro maiale caratterizzante le usanze di Breno e dintorni. Un abbinamento fra dolce e salato molto originale ed insolito, che rispecchia il carattere anche della nostra gente della Valle, non insipido e dolce al punto giusto.

La leggenda della spongàda de Pasqua
Secondo un’antica narrazione l’introduzione della spongàda in Valle Camonica sarebbe da far risalire a molti secoli fa quando, una sera, entrò in una panetteria un mendicante chiedendo in dono l’ultima pagnotta rimasta nel cesto. Il racconto spiega come Rosa, la titolare, abbandonando la consueta avarizia, accontentò il povero uomo, il quale, nascosta la pagnotta sotto il mantello… miracolosamente la tramutò in una dolcissima focaccia che da quel giorno prese il nome di spongàda. Molti presenti riconobbero nei tratti del questuante il volto di Gesù.

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